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Ovidio


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Apuleio
Della magia, 1
 
originale
 
[1] Certus equidem eram proque uero obtinebam, Maxime Cl(audi) quique in consilio estis, Sicinium Aemilianum, senem notissimae temeritatis, accusationem mei prius apud te coeptam quam apud se cogitatam penuria criminum solis conuiciis impleturum; quippe insimulari quiuis innocens potest, reuinci nisi nocens non potest. quo ego uno praecipue confisus gratulor medius fidius, quod mihi copia et facultas te iudice optigit purgandae apud imperitos philosophiae et probandi mei; quanquam istae calumniae ut prima specie graues, ita ad difficultatem defensionis repentinae fuere. nam, ut meministi, dies abhinc quintus an sextus est, cum me causam pro uxore mea Pudentilla aduersus Granios agere aggressum de composito necopinantem patroni eius incessere maledictis et insimulare magicorum maleficiorum ac denique necis Pontiani priuigni mei coepere. quae ego cum intellegerem non tam crimina iudicio quam obiectamenta iurgio prolata, ultro eos ad accusandum crebris flagitationibus prouocaui. ibi uero Aemilianus cum te quoque acrius motum et ex uerbis rem factam uideret, quaerere occepit ex diffidentia latibulum aliquod temeritati.
 
traduzione
 
Io ero certo e ritenevo per vero, o Massimo Claudio e voi Signori del Consiglio, che Sicinio Emiliano, vecchio di famigerata audacia, a sostenere l'accusa contro di me, prima dinanzi a te intentata che dentro di s? meditata, si sarebbe valso, in mancanza di positive imputazioni, di un cumulo di ingiuriose calunnie. Qualsiasi innocente pu? essere diffamato, ma convinto di reit? non pu? essere che un colpevole. E in questo solo pensiero confidando, mi rallegro che dinanzi a un giudice come te mi sia data ampia facolt? di difendere presso gli ignoranti la filosofia e discolpare me stesso. In verit? codeste calunnie, gravi al primo aspetto, sorte cos? all'improvviso, hanno accresciuto la difficolt? della difesa. Come ricordi, sono quattro o cinque giorni, da che avevo cominciato a difendere nell'interesse di mia moglie Pudentilla la causa contro i Granii, quando, seguendo un loro piano, inaspettatamente gli avvocati di Emiliano mi assalgono con invettive accusandomi di magici malef?ci e per ultimo della morte di Ponziano mio figliastro. Comprendevo che non eran queste vere e proprie imputazioni prodotte in giudizio, ma schiamazzi ingiuriosi di litiganti: appunto per questo li sfidai, con insistenti richieste, a presentare l'accusa. E qui Emiliano, vedendo che anche tu eri sdegnato e che dalle parole si passava ormai a un'azione giudiziaria, si smarr? e cominci? a cercare un rifugio alla sua temerit
 

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